

La nebulizzazione: cenni storici
Fin dai tempi più remoti era stato osservato che l'inalazione di aria in cui fossero disperse sostanze benefiche aveva un effetto terapeutico per le affezioni dell'apparato respiratorio. I medici dell'antichità avevano notato che il rompersi delle onde del mare sugli scogli, nebulizzandosi in migliaia di microscopiche goccioline, diffondeva nell'ambiente circostante "aria salubre" con qualità terapeutiche. Non sapevano che il principio attivo era lo iodio contenuto nell'acqua marina e vaporizzato, ma potevano constatare gli evidenti benefici degli effetti di questa inalazione sui pazienti.
La nebulizzazione, dando la possibilità di guarire in modo naturale, venne quindi largamente adottata dalla medicina antica. Si cercò quindi di utilizzare tutte le fonti naturali di nebulizzazione ed ancora oggi si pratica l'inalazione salsoiodica o sulfurea presso le stazioni termali. Di fatti la storia della terapia inalatoria è strettamente collegata a quella dello sfruttamento delle terme dove si diffusero anche le inalazioni dei vapori balsamici per respirare meglio. L'archeologia e le testimonianze letterarie ci hanno insegnato che l'impiego delle acque termali era diffuso nel bacino Mediterraneo sin dai tempi antichi. I Greci furono tra i primi popoli a sfruttare ed apprezzare le acque termali a cui attribuivano un significato soprannaturale per i loro effetti benefici.
In virtù dei tanti benefici, nei secoli successivi l'uomo cercò di riprodurre artificialmente il processo di nebulizzazione: nacque così la semplice e efficace tecnica dei suffimigi o fumenti. Si tratta dell'inalazione di sostanze medicamentose, versate in acqua calda, respirandone poi il vapore con la testa coperta da un asciugamano; oppure utilizzando pentole con coperchio ad imbuto, o applicando su di una pentola un coperchio di cartone fatto ad imbuto. L'uso dei "suffumigi" è stato per secoli la tecnica più naturale e più saggia per inalare sostanze benefiche, diffusa in ogni casa e in ogni classe sociale. Queste rudimentali metodiche hanno resistito al tempo tanto da essere ancora in uso.
Nel XX secolo il fisico tedesco Siegle realizza il primo inalatore a vapore: nasce la nebulizzazione per aerosol o aerosolterapia che utilizza rudimentali apparecchi in cui aria o ossigeno vengono spinti con una pompetta all'interno di una soluzione medicamentosa per frammentarla in piccole particelle.
Ma è solo nella seconda metà del XX secolo che con la diffusione dei dispositivi elettrici, viene messo in commercio il primo apparecchio per aerosolterapia per uso domiciliare. Da allora, lo sviluppo tecnologico ha prodotto nebulizzatori sempre più efficaci, in grado di nebulizzare particelle piccolissime, capaci di penetrare a fondo il sistema respiratorio raggiungendo anche gli alveoli polmonari. Oggi l'aerosolterapia rimane il sistema più semplice e naturale per curare le malattie delle vie aeree: la sua azione è rapida, intensa, localizzata sull'organo malato e con ridotti effetti collaterali.